capitolo9

 UN BARLUME DI LUCE IN RIVA AL MARE

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“Vieni Lew! Ti mostrerò cose che non hai mai visto!”

Lew aveva imparato a cercare la consapevolezza, semplicemente concentrandosi sul respiro e stando in ascolto delle sensazioni del corpo. Riusciva così a provare una intensa pace, e ascoltava la sua voce interiore, voce udibile quando i disturbi provenienti da condizionamenti e dolori del passato tacciono, anche per brevi ma intensi attimi.

Grazie alla meditazione profonda, Lew riuscì a vivere sogni lucidi. Il sogno lucido è uno stato della mente simile al sogno ordinario, in cui però il sognante è consapevole della non realtà dell'esperienza provata. 

“Mi” incontrò sull’Isola di Santa Luce, su una spiaggia nel comune di Lapilli, dove aveva trascorso i momenti più felici dell’infanzia.
Il Sole era ancora nascosto e la luce era tenue nella penombra, eppure i miei capelli e la mia pelle brillavano mentre erano colpiti da una leggera brezza marina. 
Un fruscìo seguiva il moto delle onde e Lew credette di percepire un messaggio che inquietava e calmava allo stesso tempo.
Sia “io” che Lew ci confondevamo fra le foglie degli alberi sospinti dal vento. Ci sentivamo vivi come mai lo eravamo stati prima di allora.

“E adesso che cosa posso fare, Lucille?” 

disse Lew.

“Questa non è la domanda giusta. Devi chiederti: ‘Chi sono io veramente?’”

“A chi pensi io possa chiederlo? Qui ci siamo solo io e te oltre al vento e al mare!”

“E ti sembra poco? Chiedilo a loro, ripetutamente, nel silenzio perché ti stanno già parlando.”

“Sarà, però non risponderanno, non lo hanno mai fatto con nessuno.”

“Ti risponderà il tuo vero essere. La sua voce è udibile solo nel silenzio, fatti spazio nel frastuono della tua vita.”

Lew percepiva un’energia che lo attraversava, mentre questa sembrava fondersi con il mare. I raggi del Sole facevano risplendere di luce il mare, la penombra era passata. Ogni fibra muscolare di Lew era attraversata da una leggera tensione, una sensazione piacevole e un po’ spaventosa allo stesso tempo.

Lew rispondeva: 

“D’accordo, ci provo. Chi sono io veramente?” 

Mentre un vento sulle acque del mare prendeva forma di voce umana, questa voce sussurrava un nome impronunciabile, irripetibile.
Fu chiarissimo il suo suono per un istante, poi divenne difficile ricordarlo. Facile fu invece ricordare il significato di tale nome.

“Tu sarai ciò che vuoi  divenire
 ciò che fai è la tua manifestazione,
 per un po’ sei manifesto e per un po’ sei nascosto,
 ma la tua vera essenza è eterna.

Tu sei un barlume di luce prima dell'alba,
 tu sei una sola voce nel silenzio”

Quella voce paragonò Lew a un raggio di luce nella penombra. Tale luce è immagine della felicità che può prendere vita nella consapevolezza, anche nel contesto tenebroso di una vita che ha conosciuto la sofferenza. Lew decise di cercare tale luce per rendere chiaro il suo cammino.

Il termine luce qui non indica una verità rivelata, ma una condizione di benessere derivante dalla consapevolezza e dall'accettazione delle proprie parti meno sane.

Lew non cercò di liberarsi dell’oscurità o combatterla. Il suo “giorno” divenne consapevole della sua “notte”. La piena accettazione gli fece scoprire il potere che la vita dà per natura. 
Lew si preparò ad accogliere i momenti di felicità come un dono di cui essere grati.

Lew era in cammino sulla spiaggia, e “io” ero al suo fianco.

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“Lew, arriviamo fino alla strada del lungomare: ti presenterò una persona!”

Sulla strada camminava un uomo anziano, dalla statura un po’ più piccola di quella di Lew, ben vestito, con un berretto e un sigaro spento tra le dita della mano destra.
Lew si avvicinava, mentre l’uomo gettò il sigaro e lo prese per mano .

“Questo è il nonno Lew?” rivolgendosi a “Lucille”.


 
Lew stava certamente vivendo un’esperienza che andava oltre i normali sensi, ma non si volle svegliare. “Io” mi feci da parte.

Lew e “il nonno” parlarono per molti minuti.

“Perché?” era la parola che Lew  pronunciò più di frequente.

La risposta del nonno fu sempre introdotta da un’altra domanda.

“Tu cosa vuoi per te stesso?”

“Nonno, io vorrei essere ricordato.”

Il “nonno”, invitò Lew a riflettere: 

“Questo proposito si realizza soltanto se nel vivere perseguiamo cose di vero valore e non ci concentriamo sull’eventualità del fallimento, rimanendo sempre nel presente. Si può essere utili agli altri in molti modi, tuttavia, soltanto dando un senso personale alla vita si diventa davvero ‘utili’”.

Il “nonno” proseguì:

“Lavora per crescere emotivamente. Lavora per i tuoi bisogni e quelli delle persone a te care. Lavora e, quando sei stanco, riposati. Lavora per un obiettivo. Quando lo raggiungi esulta con chi condivide davvero la tua gioia, degli altri non ti curare. Quando è possibile e appropriato divertiti.
Questa è l’eredità che ti lascio, una vita dove nulla è perfetto. Il tuo compito è di mettere ordine dentro di te, non di denunciare il disordine che trovi fuori. 
Piuttosto che cercare di essere un eroe, divieni il guardiano di te stesso. Se proprio senti il bisogno di esprimere il tuo disagio, fallo trasformandolo in qualcosa di bello per i sensi e per il cuore, trova un modo semplice per farlo, altrimenti nessuno ti ascolterà.
Ora io me ne devo andare. Purtroppo alcune mie debolezze vi hanno fatto soffrire  mentre ero in vita. Per un po' ho avuto dei rimpianti, poi ho capito che l’amore è una cosa troppo grande per non pensare al futuro.
Non bramare la sensualità ma ama la vita, perché soltanto un amore autentico può accendere i sensi.
Studia, divertiti, lavora, trova le tue soddisfazioni.
Io farò il tifo per te, in qualunque posto andrò.
Ogni volta che sentirai il rumore del vento, pensa un po' alla mia voce, ricorda: potrai piangere e sfogarti per una delusione, mai però come chi ha perso la speranza. Io sto bene e mi ricordo di te. Se vedrai un barlume prima dell'alba ricorda che ogni problema è una sfida da affrontare con lo sguardo rivolto al Sole, concentrati sulla soluzione e non dimenticarti mai del valore che attribuisci alla vita tua e delle persone che ami. Accetta i tuo momenti di tristezza ma non cercare scuse per nasconderti nella penombra.”

Erano le sette e trenta del mattino. Serenetta cercava di svegliare il ragazzo mentre nelle orecchie di Lew progressivamente la voce del nonno si trasformava in quella della madre.

“Lew devi andare al lavoro: il Sole è già alto da un pezzo, sbrigati, se no farai tardi!”

“Si, si, ora vado! Ho un sacco di cose da fare!”

“Ah, si? E’ bello sentirti così vispo di prima mattina, cosa devi fare?”

“Devo lavorare, studiare e poi divertirmi. Bene, non  farci  caso,  tutto è al suo posto.”

Lew si alzò dal letto con una energia rinnovata.

“Lew! Hai una faccia insolita? Hai fatto un brutto sogno?”

“No! Al contrario ho fatto un bellissimo sogno!”

“Ah si? E te lo ricordi?”

“Si, ma adesso vado, altrimenti sarò davvero in ritardo. Anzi devo correre un pochino.”

Così Lew, finita la colazione, si mise davvero a correre nei pochi metri che lo separavano dalla sua auto e si diresse verso l'ufficio pervaso di entusiasmo.
Entrando nel posto di lavoro, incontrò il suo capò che percepì un tono dell'umore diverso dal solito. Il capo gli si rivolse così:

"Lew! Hai un'espressione singolare! Stanotte hai dormito oppure cosa hai fatto?"

"Ho dormito, si ho dormito meglio del solito!"

Lew, entrò stava divenendo consapevole che la "luce" e "l'ombra" di ogni persona sono l'essenza di un'unica natura che va accettata. 
Voleva essere ricordato facendo qualcosa che considerava utile. Doveva trovare il modo: le sue passioni lo avrebbero aiutato nella ricerca.

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